Articoli di Interesse

Con il restyling del sito d’istituto siamo giunti alla seconda versione dello spazio dedicato all’innovazione didattica. La struttura rimane la stessa, suddivisa in tre aree: Articoli di interesse, Riviste e siti web, Software didattico, ognuna delle quali ha ora una pagina dedicata a cui si giunge anche direttamente dalla Home Page.

Particolare attenzione sarà dedicata agli Spazi Flessibili e alle aule TEAL con un occhio anche alle nuove frontiere dell'architettura deglie difici scolastici,

Dalla prima versione molto è cambiato nella nostra scuola: siamo diventati istituto capofila del Movimento Avanguardie educative, appunto, per le “idee” TEAL e Spazi Flessibili, da una classe pilota siamo passati al biennio quasi interamente digitale, i vecchi laboratori di informatica hanno lasciato il posto ad aule 3.0, al passo con i tempi.

Il cambiamento più significativo è il coinvolgimento dei docenti nell’evoluzione della didattica verso un coinvolgimento attivo degli studenti. Si attendono quindi anche nuovi contributi per arricchire continuamente questo spazio in progress!

Per informazioni e contributi: stewart@libero.it

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La scuola del futuro aprirà al territorio e sarà fatta diluoghi polifunzionali e di arredi flessibili. L'aula smaterializzerà i suoi confini per ampliarsi verso gli spazi connettivi. Sarà formata da pareti trasparenti, per condividere le attività che si svolgono al suo interno. Si adatterà al lavoro di gruppo ma non sarà il principale spazio per la didattica: in micro-ambienti, tutti di pari dignità, si svolgeranno le attività più diversificate, anche solo deputate al relax, allo studio individuale o alle grandi riunioni.

Sono alcuni dei principi dettagliati dal MIUR nellelinee guida per la progettazione di edifici scolastici emanate dopo il parere della Conferenza Unificata. I principi accolgono le rinnovate metodologie didattiche e l'inevitabile "ingresso a scuola" delle nuove tecnologie digitali. I principi non sono del tutto estranei alle scuole italiane di nuova progettazione: ne sono un esempio, solo per citarne alcuni,  la Scuola Primaria a Cenate Sotto, progettata da Tomas Ghisellinio l'esito del concorso internazionale per l'ampliamento a scuola comunale d'infanzia e primaria all'interno del Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia.

Le linee guida lasciano comunque libertà al progettista.Nessuna prescrizione particolare è contenuta nel documento: non si stabiliscono superfici minime da destinare a ciascun alunno, come nell'impostazione del Decreto ministeriale del 1975, né valori di illuminamento da rispettare. L'approccio è invece di tipo prestazionale: sono definiti criteri di carattere generale diversamente declinabili dai progettisti.

L'aula deve saper evolvere

L'aula resta uno spazio prevalentemente pensato per le lezioni frontali, maè anche un ambiente che sa evolvere a seconda delle necessità. Gli spazi per il lavoro di gruppo devono favorire un clima positivo, adattarsi alle varie esigenze, con arredi flessibili capaci di generare configurazioni diverse. Pareti scorrevoli favoriscono il coinvolgimento di più classi alla medesima attività e possono  "aprire" l'aula verso spazi comuni.

 

Una scuola meno "anemica" e attenta al benessere psico-fisico

 

L'immagine che si prospetta nel documento è quella di una scuola moderna attenta al benessere fisico e psichico dei suoi alunni. Nella scuola del futuro devono essere progettatispazi individuali, adatti alle esigenze del singolo, separati dalle aule, dove studiare, leggere e organizzare le proprie attività, utilizzando strumenti tecnologici e connettendosi alla rete. A questi si affiancanospazi per l'apprendimento informale ed il relax, dotati di pouf, sedute confortevoli o tappeti dove distaccarsi dalle attività scolastiche per interagire in maniera informale con altre persone.

La scuola deve perdere il suo carattere di monotoniae valutare i materiali anche in base alla loro qualità estetica. Per i bambini più piccoli l'ambiente deve essere variegato e sensorialmente interessante, colorato e luminoso, per stimolarli nella loro crescita.

La scuola si apre al territorio

 

La scuola, inoltreapre al territorio ed alla comunità locale, come un centro civico in grado, con le sue funzioni ed attrezzature, di valorizzare le istanze sociali, formative e culturali. L'auditorium, le sale musica, da prevedere nei complessi di maggiori dimensioni, ma anche le cucine e le mense - come atelier sul cibo - possono diventare punti di aggregazione sociale. Filtro tra l'interno della scuola e il territorio, è lo spazio esterno - con spazi protetti seppure all'aperto, con portici, giardini d'inverno, gazebo - altrettanto curato come l'interno.

 

Mariagrazia Barletta architetto

La scuola ideale, per Renzo Piano, è la scuola che crea integrazione e coltiva la comunità, un luogo sostenibile, che vive anche al di là delle ore di lezione e che è circondato dalla natura. L’architetto che ha realizzato, tra le altre cose, il Centro Pompidou di Parigi, l’Auditorium di Roma e la torre Shard di Londra, è intervenuto sul Sole 24 Ore dell’11 ottobre per raccontare il suo personale concetto di scuola: da costruire “in periferia, perché la scommessa dei prossimi decenni sarà trasformare le periferie in pezzi di città felice”. E poi da immaginare su tre piani, perché tre sono le funzioni: unire la comunità, educare i bambini e al contempo offrire loro un posto (il tetto) dove far volare con la fantasia. La scuola ideale di Renzo Piano ancora non è stata costruita, ma esiste già una versione in scala (1:200). Il modello della scuola del futuro dell’architetto è stata, infatti, presentata a settembre durante un incontro con la Presidenza del consiglio e con il ministero dell’Istruzione. Il progetto è stato pensato per l’ex area Falck di Sesto San Giovanni (Milano), ma è un modello per tutte le scuole che verranno costruite in futuro.

 

Carlotta Balena

L’"aumento” digitale degli spazi della scuola, il ribaltamento del setting didattico implica un complessivo ripensamento dell’organizzazione scolastica, anche nei suoi spazi fisici e ambienti architettonici.

Si prenda ad esempio il caso del cooperative learning, tipico della didattica digitale: l’accentuazione della collaborazione fra studenti, dello scambio di conoscenze, dell’aiuto reciproco - pur con tutte le mancanze, i vuoti, le delusioni, che l’apprendimento in rete può incontrare - ha invogliato a progettare una scuola che tenesse nel dovuto conto la vita sociale degli studenti a scuola. Si tratta di un bisogno di incontro, di vita e di apprendimento non limitato entro mura dell’aula, che, però, può essere assecondato e non represso dagli spazi stessi. La metodologia della Flipped Classroom, come quella del Cooperative Blended Learning, richiedono spazi modulari e poli-funzionali, facilmente riconfigurabili ed in grado di rispondere a metodologie didattiche e progetti formativi innovativi. Progetti centrati sull’attivazione delle conoscenze e sulla risoluzione di problemi piuttosto che sul nozionismo e sullo studio individuale. Se, infatti, si analizzano i progetti architettonici e la distribuzione degli spazi nelle “nuove scuole”, ritroviamo:

1  una pervasiva ma “invisibile” infrastrutturazione tecnologica: banda larga; hot spot wireless; ambienti virtuali per la gestione della didattica (Virtual Learning Environment); tablet/notebook per studenti e insegnanti;

2  l’assenza della “classe” come unità minima architettonica e metodologico/didattica della scuola. La classe è troppo grande per essere un “laboratorio” e troppo piccola per essere un Auditorium!

Gli “spazi funzionali” sono stati attrezzati sulla base teorica degli studi di Nair, Finley e Lackney (2013). Si tratta di spazi digitalmente e analogicamente infra-strutturati per rispondere alle esigenze degli studenti. Gli ambienti modulari e polifunzionali che osserviamo nella “pianta”, sono inoltre progettati per una didattica “personalizzata” e “ribaltata” che utilizza le metodiche più avanzate dell'attivismo-costruzionista. Queste metodiche presuppongono un’idea di insegnamento/apprendimento (Brown, Campione, 1994, Campbell 2007, Hartley 2007, Jonassen, D.H., 2005) che mette in valore la socialità e l’interattività dei soggetti coinvolti nei processi formativi e dei contesti educativi. Un’idea che ha avuto una sempre più ampia applicazione, negli ultimi due decenni, ad esempio nel Regno Unito, ma in generale in tutto il centro-nord Europa. Si tratta, perciò, di progettare e realizzare contesti formativi “reali” e “digitali”, come vere e proprie comunità di apprendimento - noi diremmo “laboratori di ricerca”- tecnologicamente aumentate cui partecipano ovviamente con ruoli differenti insegnanti e studenti. Possiamo perciò con Nair, Fielding e Nackley ipotizzare la necessità di una scuola senza classi.

Laboratori. Il cardine di questa “rivoluzione” negli spazi scolastici è il “laboratorio”, nel nostro modello il “laboratorio scientifico”. Questo ambiente si propone quindi come un luogo polifunzionale centrale nella didattica quotidiana, dove recuperare la dimensione manipolativo-esperienziale dell’apprendimento anche in chiave virtuale attraverso gli strumenti digitali. L’apprendere attraverso il fare è al centro di questa impostazione è necessario perciò che le “nuove scuole” abilitate dalla tecnologia siano ricche di spazi laboratoriali sono ampi e ben attrezzati da dedicare alle singole discipline. Questo non costituisce un’innovazione metodologica eclatante si pensi al ruolo del “laboratorio” nella pedagogia attiva degli anni Cinquanta e in particolare a Celèstine Freieinet (Freinet, 1946, 1958). La didattica frontale diviene in questo modo, solo una - spesso marginale - tra le modalità di attuazione dell’apprendimento/insegnamento.

In particolare all’interno di una scuola digitalmente aumentata le capacità di simulazione delle “macchine digitali” posso rendere possibili anche modalità laboratoriali, difficilmente realizzabili in modalità analogica.

Non solo i laboratori ma almeno altri quattro ambienti didattici,

aree di ritrovo informale. Si tratta di spazi che vengono considerati centrali per la formazione in molte “nuove scuole” sia negli USA che nel Nord Europa. Sono appositi spazi di socializzazione informale tra bambini e studenti, che premettono alla comunicazione sociale e didattica di proseguire anche al di là delle ore curricolari. La “cultura informale” dei nativi digitali strutturalmente cross-mediale (Jenkins, 2009), per questo lo scambio di socialità e comunicazione, anche formativa, integra sia modalità in presenza sia modalità on-line.

Aree attrezzate per la discussione di gruppo. Questi ambienti possono essere paragonati a “sale riunioni” aumentate digitalmente (videoproiettore interattivo, device per la connessione wifi di tablet e computer allo strumento di proiezione) dove gli studenti tra pari o guidati dal docente conducono sessioni di brainstorming e di discussione sui risultati provvisori o definitivi delle loro ricerche.

Lo studio individuale: ovviamente anche in una “scuola aumentata” dalla tecnologia la riflessione e lo studio individuale hanno un ruolo centrale nella didattica contemporanea. Per questo è necessario pensare a spazi dedicati per queste attività. Un luogo accogliente e protetto - la “caverna” (cave) - appunto dove i gli studenti possano trovarsi nelle condizioni migliori per riflettere, leggere e dedicarsi ad attività individuali in maniera autonoma. La caverna nasce per dare una risposta a stili e bisogni diversi e personali dei bambini e degli studenti ed è anche un luogo importante dove fare attività che richiedono il più totale silenzio come, ad esempio, leggere un libro (anche su tablet); montare un video o mixare file audio.

L’auditorium: Esiste poi la necessità secondo il modello che abbiamo presentato di poter usufruire di un auditorium dove presentare i risultati del lavoro di ricerca da parte degli studenti, o docenti interni ed esterni possano tenere conferenze di approfondimento su temi specifici e di interesse per tutti gli studenti che frequentano ad esempio un medesimo corsi disciplinare. Si tratta di uno spazio polifunzionale che può prestarsi per svolgere conferenze o attività comuni a più gruppi di lavoro ma sopra tutto per socializzare e valutare insieme il risultato dei lavori di gruppo. E’ il luogo dove avviene la revisione razionale e la discussione sugli elaborati dei bambini anch’essi di natura crossmediale e multi-codicale (ad esempi blog, video, composizioni musicali, ma anche presentazioni ed ipertesti di approfondimento), Nel teatro si possono anche vedere insieme video o film o realizzare rappresentazioni teatrali o drammatizzazione di attività che sono state svolte nei singoli ambiti disciplinari.

 

Paolo Ferri: "La scuola senza classi: 5 soluzioni adottate in Europa"